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Vini
A bacca nera:
PIEDIROSSO
Localmente detto palummina o per’ e palummo, deve il suo nome al colore che assumono il rachide e i racimoli con l’approssimarsi della piena maturazione del grappolo. In Campania il Piedirosso è secondo per fama e diffusione solo all’Aglianico mentre nella doc Vesuvio assurge al ruolo di protagonista assoluto. Trae splendide e inimitabili espressioni di acidità e mineralità dal terreno del vulcano, ricco di limo, fosforo e potassio e grazie alla sua versatilità offre un ampio ventaglio di possibilità in abbinamento, sia nella cucina di mare sia nella tipica cucina vegetariana, sia con la pasta che con tutte le pietanze a base di pomodoro. Ideale con il ragù. Ha un colore rosso rubino intenso, un aroma fruttato di media intensità, con frequenti spunti minerali, con l’invecchiamento anche erbaceo, speziato e balsamico.
AGLIANICO
L’ultimo a maturare sulle falde del Vesuvio, tra la seconda metà e la fine di ottobre, è l’aglianico, l’aristocratico principe dei vitigni a bacca nera del Sud. Utilizzato in purezza nella igt Pompeiano, può dare prodotti di pregio, soprattutto a seguito di un’attenta maturazione in legno e di un più o meno lungo affinamento in bottiglia. Si abbina a primi piatti complessi e strutturati, formaggi semi-stagionati, cacciagione e secondi di carni rosse. Abbinamento ideale: con il capretto di Sant’Anastasia. Ha un colore rubino intenso con riflessi granato–arancioni dopo l’invecchiamento. Gli aromi ricordano il terreno di provenienza, con riconoscimenti di prugna matura, viola, tabacco, spezie e pepe nero.
OLIVELLA
localmente detto ulivella o livella, perchè ricorda l’oliva sia nella forma che nel colore violaceo, l’Olivella è un vitigno fra i più vecchi della Campania. Sopravvissuto alla devastazione della fillossera, ha una buona resistenza alle avversità climatiche, germoglia precocemente e matura nella seconda metà di ottobre, possiede un basso tenore di zuccheri, non elevati tenori alcolici, per cui viene adoperato principalmente in uvaggio.
Ha un colore intenso, rubino con unghia violacea, talvolta con spuma rossa. Profumo vinoso, sentori fruttati di prugna nera, ciliegia e mirtillo.
A bacca bianca:
CODA DI VOLPE DEL VESUVIO
Varietà diffusa esclusivamente nei comuni posti alle pendici del Vesuvio è il primo vitigno in ordine di tempo ad essere vendemmiato ed è principe della doc Vesuvio bianco. Detto caprettone o crapettone probabilmente per la forma del grappolo, simile alla barbetta della capra, o ai pastori che ne intrapresero la coltivazione, possiede note eleganti e non comuni di morbidezza tale da poterlo abbinare sia all’insalata di mare, al polpo in cassuola, sia alla menesta maretata, alle carni bianche e alle zuppe di legumi.
Ideale con il baccalà di Somma Vesuviana.
Matura mediamente nella seconda quindicina di settembre; ha un colore paglierino scarico e possiede aromi delicati di gelso, albicocca e ginestra.
CATALANESCA BIANCA o Catalana
Da sempre uva da tavola di probabile origine spagnola risulta nella zona vesuviana a partire dal 1500, forse dal ‘400. Attualmente diffuso solo sulle pendici del Monte Somma, si caratterizza per la maturazione molto tardiva (fine ottobre) e per la sua attitudine alla conservazione su pianta. Ha interessanti qualità organolettiche, specie nella forma passita. Nella tipologia secco ha colore paglierino luminoso; gli aromi di frutta matura, banana e ananas, verso i due/tre anni di invecchiamento si arricchiscono di note di miele, magnolia; possiede anche aspetti olfattivi eterei e idrocarburici da “vino alsaziano”.
FALANGHINA
La falernina, l’uva legata alla falange, è il vitigno più diffuso della provincia di Napoli. Sul Vesuvio viene utilizzata principalmente come complementare nel Lacryma Christi, soprattutto nella tipologia spumante, per le sue doti di acidità. Non mancano vinificazioni in purezza nell’igt Pompeiano. Questa varietà ha diverse analogie con la falanghina napoletana dei Campi Flegrei, con cui ha in comune l’acino tondo, ma differisce per la maggior compattezza del grappolo.
Ha buona produttività, costante; matura nella seconda metà di settembre e ha un colore giallo paglierino, profumi delicati di pera matura, mela renetta e fiori di campo.
VERDECA
Il nome Verdeca deriva dalla tipica colorazione delle bacche. Di etimologia analoga ad altre varietà autoctone italiane, fu introdotta in Italia dai Greci, è coltivata soprattutto nella piana tarantina e nelle regioni ioniche. Grazie alla sua bassa gradazione è utilizzato soprattutto per la produzione di vermouth. Sul Vesuvio, dove è presente in modeste quantità, è utilizzata esclusivamente nell’uvaggio del Lacryma Christi bianco. Matura nella seconda metà di settembre ed ha un colore paglierino tenue tendente al verdolino.
GRECO DEL VESUVIO
Il famoso vitigno bianco caratteristico per il grappolo duplicato dal raspo, con ogni probabilità prese le mosse proprio da qui, dalle falde del vulcano, per poi propagarsi nell’entroterra campano. Oggi la progenie, diffusa soprattutto in pochi vigneti vesuviani fra Terzigno e Trecase, differisce sensibilmente dal clone originario e reca acini e foglie più grandi. Matura nella prima decade di ottobre ed ha colore paglierino intenso. All’olfatto ha aromi di agrumi, fiori d’acacia e sentori minerali; con l’invecchiamento miele e mandorle secche.
VITIGNI MINORI
Sul Vesuvio, tra i tanti vigneti, anche di modestissime estensioni e tramandati da generazione in generazione spesso per il solo uso personale, si annidano autoctoni particolarmente rari, come Tintoria o Tintore del Vesuvio, Pagadebito, Suppezza, Surbegna, Suricillo, Castagnara, Catalanesca Nera, Coda di cavallo, Coda di pecora, Grecagna, Lugliesella, Pisciazzella, Uva di Colore, Uva Rosa, Sant’Antonio, San Pietro. Da studi effettuati sul DNAmolti vitigni presentano proprietà organolettiche molto interessanti.
PIEDIROSSO
Localmente detto palummina o per’ e palummo, deve il suo nome al colore che assumono il rachide e i racimoli con l’approssimarsi della piena maturazione del grappolo. In Campania il Piedirosso è secondo per fama e diffusione solo all’Aglianico mentre nella doc Vesuvio assurge al ruolo di protagonista assoluto. Trae splendide e inimitabili espressioni di acidità e mineralità dal terreno del vulcano, ricco di limo, fosforo e potassio e grazie alla sua versatilità offre un ampio ventaglio di possibilità in abbinamento, sia nella cucina di mare sia nella tipica cucina vegetariana, sia con la pasta che con tutte le pietanze a base di pomodoro. Ideale con il ragù. Ha un colore rosso rubino intenso, un aroma fruttato di media intensità, con frequenti spunti minerali, con l’invecchiamento anche erbaceo, speziato e balsamico.
AGLIANICO
L’ultimo a maturare sulle falde del Vesuvio, tra la seconda metà e la fine di ottobre, è l’aglianico, l’aristocratico principe dei vitigni a bacca nera del Sud. Utilizzato in purezza nella igt Pompeiano, può dare prodotti di pregio, soprattutto a seguito di un’attenta maturazione in legno e di un più o meno lungo affinamento in bottiglia. Si abbina a primi piatti complessi e strutturati, formaggi semi-stagionati, cacciagione e secondi di carni rosse. Abbinamento ideale: con il capretto di Sant’Anastasia. Ha un colore rubino intenso con riflessi granato–arancioni dopo l’invecchiamento. Gli aromi ricordano il terreno di provenienza, con riconoscimenti di prugna matura, viola, tabacco, spezie e pepe nero.
OLIVELLA
localmente detto ulivella o livella, perchè ricorda l’oliva sia nella forma che nel colore violaceo, l’Olivella è un vitigno fra i più vecchi della Campania. Sopravvissuto alla devastazione della fillossera, ha una buona resistenza alle avversità climatiche, germoglia precocemente e matura nella seconda metà di ottobre, possiede un basso tenore di zuccheri, non elevati tenori alcolici, per cui viene adoperato principalmente in uvaggio.
Ha un colore intenso, rubino con unghia violacea, talvolta con spuma rossa. Profumo vinoso, sentori fruttati di prugna nera, ciliegia e mirtillo.
A bacca bianca:
CODA DI VOLPE DEL VESUVIO
Varietà diffusa esclusivamente nei comuni posti alle pendici del Vesuvio è il primo vitigno in ordine di tempo ad essere vendemmiato ed è principe della doc Vesuvio bianco. Detto caprettone o crapettone probabilmente per la forma del grappolo, simile alla barbetta della capra, o ai pastori che ne intrapresero la coltivazione, possiede note eleganti e non comuni di morbidezza tale da poterlo abbinare sia all’insalata di mare, al polpo in cassuola, sia alla menesta maretata, alle carni bianche e alle zuppe di legumi.
Ideale con il baccalà di Somma Vesuviana.
Matura mediamente nella seconda quindicina di settembre; ha un colore paglierino scarico e possiede aromi delicati di gelso, albicocca e ginestra.
CATALANESCA BIANCA o Catalana
Da sempre uva da tavola di probabile origine spagnola risulta nella zona vesuviana a partire dal 1500, forse dal ‘400. Attualmente diffuso solo sulle pendici del Monte Somma, si caratterizza per la maturazione molto tardiva (fine ottobre) e per la sua attitudine alla conservazione su pianta. Ha interessanti qualità organolettiche, specie nella forma passita. Nella tipologia secco ha colore paglierino luminoso; gli aromi di frutta matura, banana e ananas, verso i due/tre anni di invecchiamento si arricchiscono di note di miele, magnolia; possiede anche aspetti olfattivi eterei e idrocarburici da “vino alsaziano”.
FALANGHINA
La falernina, l’uva legata alla falange, è il vitigno più diffuso della provincia di Napoli. Sul Vesuvio viene utilizzata principalmente come complementare nel Lacryma Christi, soprattutto nella tipologia spumante, per le sue doti di acidità. Non mancano vinificazioni in purezza nell’igt Pompeiano. Questa varietà ha diverse analogie con la falanghina napoletana dei Campi Flegrei, con cui ha in comune l’acino tondo, ma differisce per la maggior compattezza del grappolo.
Ha buona produttività, costante; matura nella seconda metà di settembre e ha un colore giallo paglierino, profumi delicati di pera matura, mela renetta e fiori di campo.
VERDECA
Il nome Verdeca deriva dalla tipica colorazione delle bacche. Di etimologia analoga ad altre varietà autoctone italiane, fu introdotta in Italia dai Greci, è coltivata soprattutto nella piana tarantina e nelle regioni ioniche. Grazie alla sua bassa gradazione è utilizzato soprattutto per la produzione di vermouth. Sul Vesuvio, dove è presente in modeste quantità, è utilizzata esclusivamente nell’uvaggio del Lacryma Christi bianco. Matura nella seconda metà di settembre ed ha un colore paglierino tenue tendente al verdolino.
GRECO DEL VESUVIO
Il famoso vitigno bianco caratteristico per il grappolo duplicato dal raspo, con ogni probabilità prese le mosse proprio da qui, dalle falde del vulcano, per poi propagarsi nell’entroterra campano. Oggi la progenie, diffusa soprattutto in pochi vigneti vesuviani fra Terzigno e Trecase, differisce sensibilmente dal clone originario e reca acini e foglie più grandi. Matura nella prima decade di ottobre ed ha colore paglierino intenso. All’olfatto ha aromi di agrumi, fiori d’acacia e sentori minerali; con l’invecchiamento miele e mandorle secche.
VITIGNI MINORI
Sul Vesuvio, tra i tanti vigneti, anche di modestissime estensioni e tramandati da generazione in generazione spesso per il solo uso personale, si annidano autoctoni particolarmente rari, come Tintoria o Tintore del Vesuvio, Pagadebito, Suppezza, Surbegna, Suricillo, Castagnara, Catalanesca Nera, Coda di cavallo, Coda di pecora, Grecagna, Lugliesella, Pisciazzella, Uva di Colore, Uva Rosa, Sant’Antonio, San Pietro. Da studi effettuati sul DNAmolti vitigni presentano proprietà organolettiche molto interessanti.













